Una santa Messa con una particolare assemblea è stata presieduta dal vescovo di Viterbo, Lino Fumagalli, alla vigilia della memoria liturgica di san Francesco di Sales, che si celebra il 24 gennaio.
Come noto, i giornalisti si sono scelti questo santo come patrono della categoria. Del resto, quando san Giovanni Bosco scelse il nome della congregazione che si accingeva a formare e che aveva tra i suoi scopi proprio la diffusione degli insegnamenti evangelici attraverso i mezzi di comunicazione, volle che fosse formata appunto dai salesiani. Per i giornalisti cattolici, in estrema sintesi, questo compito si realizza o almeno si dovrebbe realizzare, tenendo sempre presente la Parola di Dio come componente essenziale nello svolgimento del proprio lavoro, come confronto continuo e fecondo nella scelta delle parole usate per raccontare e per commentare i fatti.
Proprio questo lavoro fanno gran parte di quanti hanno partecipato al rito di sabato 23, celebrato per iniziativa dell’ufficio diocesano delle comunicazioni sociali e dall’Unione Cattolica Stampa Italiana di Viterbo, nella chiesa dei santi Valentino e Ilario, della quale è parroco don Emanuele Germani, giornalista anch’egli, che appunto è direttore di tale ufficio diocesano e assistente ecclesiastico dell’UCSI di Viterbo.

Il senso di quanto suddetto è stato bene espresso nell’omelia monsignore Lino Fumagalli, che ha incoraggiato i giornalisti a farsi nel loro lavoro, uno strumento consapevole e preparato del progetto di Dio.

Al termine della cerimonia la presidente dell’Ucsi-Viterbo, Lia Saraca, ha letto la preghiera dei giornalisti composta da Papa Francesco:
“Signore, insegnaci a uscire da noi stessi,
e a incamminarci alla ricerca della verità.
Insegnaci ad andare
là dove nessuno vuole andare,
a prenderci il tempo per capire,
a porre attenzione all’essenziale,
a non farci distrarre dal superfluo,
a distinguere l’apparenza ingannevole dalla verità.
Donaci la grazia di riconoscer le tue dimore nel mondo
E l’onestà di raccontare ciò che abbiamo visto.”
All’uscita il vescovo ha salutato (nel rispetto delle norme anti-covid) i giornalisti presenti.

Editore e Direttore Editoriale
Mario Mancini, nato in Roma nel 1943, dopo la laurea in scienze geologiche, con tesi in geofisica, nel 1967 e un anno di insegnamento della matematica in un istituto tecnico industriale romano, svolge per un quinquennio la sua professione di geofisico e sismologo prevalentemente all’estero, in particolare in Papua Nuova Guinea presso il Rabaul Central Volcanological Observatory e in Australia nella sezione aviotrasportata a Canberra, in entrambi i casi per la BMR Australia, intervallando le due esperienze con un viaggio di studio in Giappone nell’estate del 1970.
Rientrato in Italia nel 1972, si impiega come geofisico presso la CMP di Roma per la quale lavora per sei anni, con diversi incarichi in Italia e all’estero.
Fin da liceale, nel 1959, aveva conosciuto Tommasa Alfieri e l’Opera Familia Christi da lei fondata. La figura e la spiritualità della Signorina Masa, come i suoi discepoli chiamavano la Alfieri, resteranno per Mancini un fondamentale riferimento per tutta la vita. Laico consacrato nel gruppo maschile dell’opera già dal 1974, nel 1979 fa la scelta di dedicarsi completamente all’Opera e va a vivere nell’eremo di Sant’Antonio alla Palanzana.
Alla morte della fondatrice, nel 2000, l’intero patrimonio dell’Opera passa per testamento all’associazione Vittorio e Tommasina Alfieri, all’uopo voluta dalla stessa Alfieri e della quale Mancini era stato tra i fondatori.
Per accordi associativi, più tardi violati da persone riuscite ad assumere il controllo dell’associazione, Mancini resta all’Eremo, unica persona a risiedervi in permanenza e a occuparsene.
La nuova gestione dell’associazione, decisa a trasformare la Familia Christi da istituzione prettamente laicale e una confraternita sacerdotale anticonciliare, nel 2005 convince Mancini a dimettersi dall’associazione stessa, in cambio della promessa, purtroppo mai ratificata legalmente, di lasciargli l’Eremo.
Fino fino al 2012, questo luogo, sotto la conduzione di Mancini, che sempre nel 2005 ha fondato l’associazione Amici della Familia Christi e ha registrato presso il Tribunale di Viterbo la testata Sosta e Ripresa, anch’essa fondata da Tommasa Alfieri e della quale Mancini è direttore editoriale, svolge un prezioso compito di Centro di spiritualità e di apertura ecumenica e interreligiosa.
Nel 2012 la confraternita appropriatasi del nome di Familia Christi (poi sciolata dalla Santa Sede con riduzione allo stato laicale di tutti i suoi esponenti) in violazione degli accordi presi a suo tempo ottiene dal Tribunale la restituzione dell’Eremo.
Mancini resta a Viterbo e prosegue il suo impegno ecclesiale in vari uffici diocesani e nel comitato regionale per l’ecumenismo ed il dialogo interreligioso.
