È iniziato il Triduo di preghiera per la Festa di Santa Giacinta Marescotti, che si celebra il 30 Gennaio 2020.
Il Vescovo di Viterbo, Mons Lino Fumagalli presiederà la solenne Liturgia, Giovedì 30, alle ore 11:00, nella Chiesa di Santa Giacinta, in Piazza della Morte.
La Chiesa è annessa al Monastero di San Bernardino, delle Clarisse claustrali, dove si venera la salma incorrotta della Santa.
Originaria di Vignanello, figlia di Marcantonio Marescotti, fu “costretta” a farsi Monaca per ragioni dinastiche familiari. Il suo carattere orgoglioso e ribelle gli fece vivere in un primo tempo la sua clausura forzando le regole profittando del suo lignaggio nobiliare. Nel 1615, a 30 anni, Clarice (questo il suo nome secolare) ha una brusca conversione.
Da allora l’energia prima spesa in rabbia soffocata, si libera in un amore soprannaturale per le sue consorelle, per i deboli e bisognosi, per il Crocifisso in un’ansia riparatrice che la porta anche alle penitenze corporali. Pur recuperando tutta l’austerità della vita claustrale con la sua personalità riesce a organizzare varie opere di misericordia come i Sacconi, infermieri, per l’assistenza agli ammalati, gli Oblati di Maria per la cura delle persone anziane.
Dopo quattro secoli, nel Monastero di San Bernardino, continua la vita contemplativa di preghiera che è alla base della vita attiva per il sostegno ai fratelli sofferenti.

Editore e Direttore Editoriale
Mario Mancini, nato in Roma nel 1943, dopo la laurea in scienze geologiche, con tesi in geofisica, nel 1967 e un anno di insegnamento della matematica in un istituto tecnico industriale romano, svolge per un quinquennio la sua professione di geofisico e sismologo prevalentemente all’estero, in particolare in Papua Nuova Guinea presso il Rabaul Central Volcanological Observatory e in Australia nella sezione aviotrasportata a Canberra, in entrambi i casi per la BMR Australia, intervallando le due esperienze con un viaggio di studio in Giappone nell’estate del 1970.
Rientrato in Italia nel 1972, si impiega come geofisico presso la CMP di Roma per la quale lavora per sei anni, con diversi incarichi in Italia e all’estero.
Fin da liceale, nel 1959, aveva conosciuto Tommasa Alfieri e l’Opera Familia Christi da lei fondata. La figura e la spiritualità della Signorina Masa, come i suoi discepoli chiamavano la Alfieri, resteranno per Mancini un fondamentale riferimento per tutta la vita. Laico consacrato nel gruppo maschile dell’opera già dal 1974, nel 1979 fa la scelta di dedicarsi completamente all’Opera e va a vivere nell’eremo di Sant’Antonio alla Palanzana.
Alla morte della fondatrice, nel 2000, l’intero patrimonio dell’Opera passa per testamento all’associazione Vittorio e Tommasina Alfieri, all’uopo voluta dalla stessa Alfieri e della quale Mancini era stato tra i fondatori.
Per accordi associativi, più tardi violati da persone riuscite ad assumere il controllo dell’associazione, Mancini resta all’Eremo, unica persona a risiedervi in permanenza e a occuparsene.
La nuova gestione dell’associazione, decisa a trasformare la Familia Christi da istituzione prettamente laicale e una confraternita sacerdotale anticonciliare, nel 2005 convince Mancini a dimettersi dall’associazione stessa, in cambio della promessa, purtroppo mai ratificata legalmente, di lasciargli l’Eremo.
Fino fino al 2012, questo luogo, sotto la conduzione di Mancini, che sempre nel 2005 ha fondato l’associazione Amici della Familia Christi e ha registrato presso il Tribunale di Viterbo la testata Sosta e Ripresa, anch’essa fondata da Tommasa Alfieri e della quale Mancini è direttore editoriale, svolge un prezioso compito di Centro di spiritualità e di apertura ecumenica e interreligiosa.
Nel 2012 la confraternita appropriatasi del nome di Familia Christi (poi sciolata dalla Santa Sede con riduzione allo stato laicale di tutti i suoi esponenti) in violazione degli accordi presi a suo tempo ottiene dal Tribunale la restituzione dell’Eremo.
Mancini resta a Viterbo e prosegue il suo impegno ecclesiale in vari uffici diocesani e nel comitato regionale per l’ecumenismo ed il dialogo interreligioso.



