Un incontro di preghiera per implorare la pace. La scorsa domenica 3 aprile la comunità Ucraina a Viterbo si è incontrata in occasione della “Divina Liturgia di San Giovanni Crisostomo”: l’equivalente della Santa Messa per i Cattolici di rito latino. La Diocesi di Viterbo, infatti, ha messo quella Chiesa a disposizione della comunità ucraina di rito Cattolico-bizantino, che riconosce il Vescovo di Roma (Papa Francesco) come guida della Chiesa Cattolica.
Successivamente hanno sfilato per il centro storico del capoluogo della Tuscia, da Corso Italia, a piazza del Plebiscito a piazza Giuseppe Verdi implorando la Pace nella loro terra martoriata.
Un corteo ordinato al quale hanno preso parte anche i bambini, pieno di vessilli giallo-azzurri, dove echeggiavano le parole pace e libertà.

La liturgia, impreziosita dai canti della tradizione bizantina, è stata celebrata da Don Andriy Maksymòvych, nato a Livl (antica Leopoli) in lingua ucraina e italiana.
Don Andriy, che si divide tra Roma, Viterbo e Terni, ha spiegato che la Comunità “praticante” a Viterbo è di una cinquantina di persone ed ha espresso tutta la sua e la loro gratitudine per la fratellanza sentita a Viterbo, in tempi non sospetti prima della tragedia dell’invasione russa, e confermata poi in questi tragici momenti.
Il Vescovo, la Caritas Diocesana, le Parrocchie, i Conventi, i Monasteri, i privati hanno fatto a gara per offrire supporto spirituale e materiale ai profughi arrivati tramite i corridoi umanitari ed agli infelici rimasti sotto le bombe che hanno perso tutto, anche i loro affetti.
Provocato da alcune domande sulla guerra causata dall’invasione russa, Don Andriy ha puntualizzato che la Dottrina sociale della Chiesa sostiene il diritto alla legittima difesa contro la sopraffazione e per la sopravvivenza. Inoltre i Paesi dell’ Europa, continuando a pagare alla Russia le forniture di energia, finanziano l’aggressore. Questa è una patente ipocrisia e Nostro Signore ha avuto parole di fuoco per gli ipocriti. (Certo c’è un prezzo da pagare per chi sta comodamente ad assistere al dramma di una intera nazione martoriata. Ndr).
Don Andriy auspica che il Papa realizzi davvero il progetto di recarsi a Kiev, là dove Cristo è nuovamente crocifisso.

Editore e Direttore Editoriale
Mario Mancini, nato in Roma nel 1943, dopo la laurea in scienze geologiche, con tesi in geofisica, nel 1967 e un anno di insegnamento della matematica in un istituto tecnico industriale romano, svolge per un quinquennio la sua professione di geofisico e sismologo prevalentemente all’estero, in particolare in Papua Nuova Guinea presso il Rabaul Central Volcanological Observatory e in Australia nella sezione aviotrasportata a Canberra, in entrambi i casi per la BMR Australia, intervallando le due esperienze con un viaggio di studio in Giappone nell’estate del 1970.
Rientrato in Italia nel 1972, si impiega come geofisico presso la CMP di Roma per la quale lavora per sei anni, con diversi incarichi in Italia e all’estero.
Fin da liceale, nel 1959, aveva conosciuto Tommasa Alfieri e l’Opera Familia Christi da lei fondata. La figura e la spiritualità della Signorina Masa, come i suoi discepoli chiamavano la Alfieri, resteranno per Mancini un fondamentale riferimento per tutta la vita. Laico consacrato nel gruppo maschile dell’opera già dal 1974, nel 1979 fa la scelta di dedicarsi completamente all’Opera e va a vivere nell’eremo di Sant’Antonio alla Palanzana.
Alla morte della fondatrice, nel 2000, l’intero patrimonio dell’Opera passa per testamento all’associazione Vittorio e Tommasina Alfieri, all’uopo voluta dalla stessa Alfieri e della quale Mancini era stato tra i fondatori.
Per accordi associativi, più tardi violati da persone riuscite ad assumere il controllo dell’associazione, Mancini resta all’Eremo, unica persona a risiedervi in permanenza e a occuparsene.
La nuova gestione dell’associazione, decisa a trasformare la Familia Christi da istituzione prettamente laicale e una confraternita sacerdotale anticonciliare, nel 2005 convince Mancini a dimettersi dall’associazione stessa, in cambio della promessa, purtroppo mai ratificata legalmente, di lasciargli l’Eremo.
Fino fino al 2012, questo luogo, sotto la conduzione di Mancini, che sempre nel 2005 ha fondato l’associazione Amici della Familia Christi e ha registrato presso il Tribunale di Viterbo la testata Sosta e Ripresa, anch’essa fondata da Tommasa Alfieri e della quale Mancini è direttore editoriale, svolge un prezioso compito di Centro di spiritualità e di apertura ecumenica e interreligiosa.
Nel 2012 la confraternita appropriatasi del nome di Familia Christi (poi sciolata dalla Santa Sede con riduzione allo stato laicale di tutti i suoi esponenti) in violazione degli accordi presi a suo tempo ottiene dal Tribunale la restituzione dell’Eremo.
Mancini resta a Viterbo e prosegue il suo impegno ecclesiale in vari uffici diocesani e nel comitato regionale per l’ecumenismo ed il dialogo interreligioso.
