Siamo a Vallerano, un paese della provincia di Viterbo, che si estende sul versante meridionale del complesso di origine vulcanica dei Monti Cimini.

Come tutti i paesi della Tuscia, ha un borgo antico circondato da mura e possiede quell’aspetto magico, tipico medievale con vicoli, piazze, chiese, fontane e palazzetti in pietra.

La comunità del paese, ama ricordare e far vivere ai visitatori gli eventi della tradizione popolare mantenuti nel tempo e tramandati da nonno a nipote o da padre in figlio.

Tra le tradizioni religiose, si ricorda quella risalente al 5 luglio del 1604, relativa al miracolo che avvenne all’interno del Santuario della Madonna del Ruscello, realizzato tra il 1604 ed il 1609 in stile barocco.

La tradizione narra che, nel 1604, al pittore Stefano Menicucci (un giovane pittore romano, che godeva ai tempi di una discreta fama, al servizio del cardinale Odoardo Farnese), fu commissionato il restauro di un dipinto posto in un’edicola, raffigurante la Madonna in trono col Bambino (opera di un modesto artista locale). Il 5 luglio dello stesso anno il pittore, dopo aver ripulito la trascurata immagine, si stava per accingere ad inserire dello stucco in una fessura creatasi proprio sulla bocca della Vergine Maria. Fu proprio in quel momento che accadde il miracolo: dalla sua bocca iniziò a fuoriuscire del sangue che imbrattò gli strumenti e le mani del pittore.

La notizia dell’evento si diffuse in fretta e presto iniziarono ad arrivare pellegrini con offerte dai territori vicini e lontani. Fu così deciso di erigere, proprio sul luogo del miracolo, un tempio ad eterno ricordo dell’accaduto. Il quadro è ancora oggi visibile al pubblico all’interno dell’edificio e sulla bocca della Madonna permane una macchia dalla forma stretta ed allungata.

Per l’occasione, viene disegnata sul sacrato della chiesa una stella ed organizzate cerimonie, per ricordare l’evento.

Sabato 7 luglio alle ore 17,00 la comunità valleranese si è riunita attorno l’immagine della Madre del Signore, alla presenza del Mons. Romano Rossi, Vescovo di Civita Castellana, che ha parlato della devozione mariana nella chiesa, commentando alcuni brani tratti dai Vangeli.

All’interno della chiesa è presente un organo monumentale di pregiata fattura.

I confratelli già nel 1611 espressero il proposito di avere un grande organo, e dal momento che nel 1635 la Confraternita del Sacramento disponeva di cospicue entrate, decisero di affidare, con un contratto stipulato il 16 marzo 1635, al parmense Giulio Cesare Burzi, notevolissimo organaro del tempo, la costruzione dello strumento, il costo sarà di 550 scudi. Mentre veniva ultimata la decorazione della cassa acustica su disegno di un architetto francese “Channequiau, pare siano suoi i disegni dei Portali della cattedrale parigina di Notre Dame. Gli esecutori dell’opera furono Alessandro Vibani e Giovan Battista Chiuccia (1643 – 1644), valenti intagliatori romani. Finalmente nel 1644 l’organo venne montato sopra la Cantoria, ben nove anni dopo la stipula del contratto. I continui sussidi dati dalla Compagnia, il cui cappellano era Don Andrea Agostini, per la manutenzione dei vari organi delle chiese di Vallerano, erano dovuti al fatto che gli Agostini parenti del celebre musicista Paolo allievo dei Nanino, avevano una particolare sensibilità verso la musica. Nel 1655 il maestro Giacomo Marchesi Aretino amplia di nuovo l’organo, che sarà poi quello suonato da Händel che nel giugno 1707 alla presenza di Francesco Maria Ruspoli che lo ospitava a Vignanello e dei Farnese signori di Vallerano, eseguì “Salve Regina”, in G minore per soprano solo, Margherita Durastanti, archi, organo concertante e basso continuo. Le vicende dell’Organo sui documenti della Confraternita presso l’Archivio di Stato di Viterbo, si interrompono per riprendere nel 1733 quando appare Lorenzo Alari, organaro romano, stipendiato con il compito di accordare lo strumento e di sottoporlo a revisione ogni dodici anni. Nel 1835 fu Luigi Priori a sottoporre lo strumento ad un ulteriore restauro finché la manutenzione venne affidata al conterraneo Felice Ercoli dal 1846 che fungeva anche da organista, e nel 1860 costruisce delle canne di legno e nel 1862 aggiunge un registro la Viola. Infine nel 1864 i fratelli Priori famosi organari in Roma, terminano l’imponente lavoro di ricostruzione che darà come risultato un Organo monumentale a 33 registri per sola tastiera di 54 tasti e pedaliera di 18. La cassa armonica con lo schema suddivisione canne di facciata in 5 campate: 5,7,5,7,5 per un totale di 29 canne in stagno puro, le 5 centrali appartengono al Principale 16 e la più alta riporta la seguente scritta: “Priori fece 1864 – Priori Alfredo 1904 restauro”.

Il maestro organista Angelo Silvio Rosati, diplomatosi con il massimo dei voti in Organo e Composizione organistica nel conservatorio “F. Morlacchi” di Perugia,  con W. Van de Pol e il Bachelor’s Degree in Organo nel prestigioso Curtis Institute of Music di Philadelphia(Pa, Usa) sotto la guida del Dr. J. Weaver, ha eseguito diversi preludi di J. S. Bach, Marco Enrico Bossi, Léon Boëllmann, per sottolinearne le sonorità e la versatilità del pregiato organo.

Infine, due concerti di George Frideric Händel in onore al musicista che il 18 giugno 1707 presentò proprio in questo santuario, il “Salve Regina” arcinoto brano per soprano solo, interpretato da Margherita Durastanti alla presenza del Principe Ruspoli Francesco Maria e i duchi Farnese.

Al termine del concerto, la corale Jesu Redemptor ommnium, costituitasi nel 2013 con l’unico scopo di animare con il loro canto le iniziative e le ricorrenze religiose, ha eseguito nella originale lingua greca la più antica antifona mariana ‘Sotto la tua protezione’, sulle note dell’Inno alla Madonna del Ruscello composto da monsignor Manfredo Manfredi nel 1954.

Momenti di riflessione, forti emozioni che hanno rafforzato nei presenti l’amore verso la propria madre, senza tralasciare quello spirituale, verso la Madre celeste.

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