In questa prima celebrazione “col popolo” dopo la quarantena (una quarantena doppia perché è durata ottanta giorni), quanti a questa associazione aderiamo, .più uniti anche perché ammestrati da questa epidemia, affratellati da timore, lutto, sofferenza, ricerca di riscatto. È un modo nuovo di sentirci un unico genere umano: “umano” e non solo consumatore globalizzato. E proprio questo riscoperto significato di essere “un unico gregge con un solo pastore” (cfr Gv. 10, 11-16) ci aiuta nella riflessione sul nostro cercare verso una piena comunione con i “fratelli separati”, sulle orme del Beato Domenico Barberi, apostolo dell’ecumenismo in Inghilterra, precursore di oltre un secolo di quel movimento ecumenico che il Concilio Vaticano recepì e rese un cardine importante della sua gigantesca riforma interiore della Chiesa cattolica,.
Padre Ignazio ha perciò posto l’accento su queste due parole ripetute tre volte da Gesù risorto all’indirizzo di Simone-Pietro, dopo il pasto sulle rive del Lago di Tiberiade: “amore” e “gregge”. Sono due indicazioni della profondità e dell’ampiezza dei legami di tutta la comunità umana.
In questa prima celebrazione “col popolo” dopo la quarantena (benchè siano stati 80 giorni, invece di 40) ci ritroviamo un po’ tutti più uniti a causa di questa nuova epidemia affratellati da timore, lutto, sofferenza, ricerca di riscatto.
È un modo nuovo di sentirci un unico genere umano: “umano” e non solo consumatore globalizzato.
Per ascoltare l’omelia di Padre Ignazio clicca sul link del video a cura di Mariella Zadro:

Editore e Direttore Editoriale
Mario Mancini, nato in Roma nel 1943, dopo la laurea in scienze geologiche, con tesi in geofisica, nel 1967 e un anno di insegnamento della matematica in un istituto tecnico industriale romano, svolge per un quinquennio la sua professione di geofisico e sismologo prevalentemente all’estero, in particolare in Papua Nuova Guinea presso il Rabaul Central Volcanological Observatory e in Australia nella sezione aviotrasportata a Canberra, in entrambi i casi per la BMR Australia, intervallando le due esperienze con un viaggio di studio in Giappone nell’estate del 1970.
Rientrato in Italia nel 1972, si impiega come geofisico presso la CMP di Roma per la quale lavora per sei anni, con diversi incarichi in Italia e all’estero.
Fin da liceale, nel 1959, aveva conosciuto Tommasa Alfieri e l’Opera Familia Christi da lei fondata. La figura e la spiritualità della Signorina Masa, come i suoi discepoli chiamavano la Alfieri, resteranno per Mancini un fondamentale riferimento per tutta la vita. Laico consacrato nel gruppo maschile dell’opera già dal 1974, nel 1979 fa la scelta di dedicarsi completamente all’Opera e va a vivere nell’eremo di Sant’Antonio alla Palanzana.
Alla morte della fondatrice, nel 2000, l’intero patrimonio dell’Opera passa per testamento all’associazione Vittorio e Tommasina Alfieri, all’uopo voluta dalla stessa Alfieri e della quale Mancini era stato tra i fondatori.
Per accordi associativi, più tardi violati da persone riuscite ad assumere il controllo dell’associazione, Mancini resta all’Eremo, unica persona a risiedervi in permanenza e a occuparsene.
La nuova gestione dell’associazione, decisa a trasformare la Familia Christi da istituzione prettamente laicale e una confraternita sacerdotale anticonciliare, nel 2005 convince Mancini a dimettersi dall’associazione stessa, in cambio della promessa, purtroppo mai ratificata legalmente, di lasciargli l’Eremo.
Fino fino al 2012, questo luogo, sotto la conduzione di Mancini, che sempre nel 2005 ha fondato l’associazione Amici della Familia Christi e ha registrato presso il Tribunale di Viterbo la testata Sosta e Ripresa, anch’essa fondata da Tommasa Alfieri e della quale Mancini è direttore editoriale, svolge un prezioso compito di Centro di spiritualità e di apertura ecumenica e interreligiosa.
Nel 2012 la confraternita appropriatasi del nome di Familia Christi (poi sciolata dalla Santa Sede con riduzione allo stato laicale di tutti i suoi esponenti) in violazione degli accordi presi a suo tempo ottiene dal Tribunale la restituzione dell’Eremo.
Mancini resta a Viterbo e prosegue il suo impegno ecclesiale in vari uffici diocesani e nel comitato regionale per l’ecumenismo ed il dialogo interreligioso.


