Beni Comuni Urbani: Cittadinanza attiva e gestione condivisa
Il 21 giugno dalle 9:00 alle 13:00 a Viterbo nella Sala delle Colonne di Palazzo dei Priori si svolgerà l’evento: “Beni Comuni Urbani: Cittadinanza attiva e gestione condivisa”.
L’evento intende incrementare la collaborazione tra cittadinanza e Amministrazione, che a Viterbo dal ‘17 gode, almeno sulla carta, di un Regolamento Comunale (1), modellato su quello di Bologna
del ‘14.
La collaborazione riguarda i “beni, materiali, immateriali e digitali, che cittadini e Amministrazione
riconoscono essere funzionali all’esercizio dei diritti fondamentali della persona, al benessere individuale e collettivo, all’interesse delle generazioni future, attivandosi di conseguenza nei loro confronti ai sensi dell’articolo 118 ultimo comma della Costituzione, per garantirne e migliorarne la
fruizione collettiva e condividere con l’Amministrazione la responsabilità della loro cura, gestione
condivisa o rigenerazione” (2).
Amministrazione e cittadini attivi (semplici o organizzati) possono, quindi, grazie al Regolamento,
“riconoscere” una res come bene comune urbano (3), “attivarsi di conseguenza” per garantirne e
migliorarne la “fruizione collettiva” e “condividerne” cura e gestione.
Riconoscere, attivarsi, fruire collettivamente, condividere cura e gestione sono tutti elementi da
sistematizzare in un patto. E, difatti, il Regolamento definisce Patto di collaborazione “il patto
attraverso il quale il Comune e i cittadini attivi definiscono l’ambito degli interventi di cura,
gestione condivisa o rigenerazione di beni comuni urbani”.
Anche una Scuola può entrare in un patto di collaborazione. Infatti, il Regolamento, all’art. 8,
impegna il Comune a promuovere “nelle scuole di ogni ordine e grado” la sottoscrizione di patti di
collaborazione “fra genitori, studenti e istituzione scolastica”.
Il patto di collaborazione, vale la pena precisarlo, è totalmente differente da un esercizio dato in
concessione. Infatti, la concessione è un atto amministrativo con il quale la Pubblica
Amministrazione consente al concessionario (persona fisica o giuridica) l’uso di un bene, che viene
così sottratto all’uso comune. All’opposto, invece, il patto di collaborazione restituisce il
bene all’uso della collettività (si veda ancora 1).
Pertanto, interpretare il patto di collaborazione nel senso “i cittadini si attivano e l’Amministrazione
concede, delega e si ritrae”, sarebbe decisamente contrario non solo allo spirito di collaborazione
ma anche alla lettera del Regolamento, là dove esso esplicitamente prescrive di garantire e
“condividere con l’Amministrazione” la cura e la gestione del bene comune.
Il patto di collaborazione riposa su fiducia reciproca, trasparenza (tutti possono vedere tutto),
sussidiarietà orizzontale (richiamo all’art. 118 della Costituzione) e definisce le modalità con cui le
parti interagiscono nell’esecuzione. Questa può iniziare dopo la firma di persona in grado di
impegnare l’Amministrazione (per il Comune di Viterbo, il Dirigente del Patrimonio – si veda
ancora 1).
Ovviamente, non basta una firma perché ci sia collaborazione, specie se si continua a intendere e a
costringere la collaborazione all’interno del vecchio paradigma bipolare che separa, dall’alto in
basso, chi amministra da chi è amministrato in un rapporto autoritativo e concessorio (4).
Ogni patto di collaborazione è la particolare attuazione del Regolamento, fa vivere il Regolamento.
Senza i patti di collaborazione il Regolamento è lettera morta.
Il Regolamento ha carattere generale, validità non limitata nel tempo o legata ad una specifica
pratica o ad una singola parte del territorio comunale o all’intensità di partecipazione dei cittadini e
degli amministratori o all’indirizzo politico di una Giunta. Va da sé che tempo, pratica, territorio,
partecipazione e indirizzo politico sono elementi che, tutti assieme, determinano il successo o meno
dei patti di collaborazione e quindi, alla lunga, del Regolamento (5).
Questi, in sintesi, gli elementi espliciti ed impliciti del Regolamento, facilmente rintracciabili
leggendolo (1). E veniamo alla storia.
A Viterbo, dall’approvazione del Regolamento, novembre ‘17, è stato stipulato solo un patto di
collaborazione: novembre ‘22. Di questo unico patto, scaduto nel novembre successivo, venne
chiesta e sollecitata proroga, concessa infine nel febbraio ‘25 (un anno e tre mesi dopo!).
A Bologna risultano stipulati centinaia di patti di collaborazione e si stimano da ottomila a diecimila
quelli attualmente attivi fra tutti i circa trecento Comuni di varie dimensioni distribuiti nel Paese, da
nord a sud, che hanno adottato un Regolamento analogo a quello di Viterbo (6).
Il confronto fra dati nazionali e di Viterbo ha fatto nascere il sospetto che a Viterbo pochi cittadini
sappiano dell’esistenza del Regolamento e forse anche pochi fra gli amministratori e che poco o
niente si sia fatto, dal ‘17, per farlo conoscere.
Sicché, nelle due ultime assemblee della Consulta del Volontariato di Viterbo (8/10/24 e 11/3/25)
alcuni volontari hanno formulato la proposta di realizzare un evento informativo sul Regolamento
aperto alla cittadinanza e all’Amministrazione.
L’Assemblea ha approvato la proposta, la Sindaca ha garantito il suo appoggio, gli Assessori al
Patrimonio e ai Servizi Sociali si sono resi disponibili, e la Consulta sta procedendo alla
realizzazione dell’evento.
L’evento, intitolato “Beni Comuni: Cittadinanza attiva e gestione condivisa”, si svolgerà, come si
diceva, il 21/6/25, ed è organizzato dalla Consulta del Volontariato assieme al Comune di Viterbo e
con la collaborazione del CSV (Centro Servizi Volontariato) del Lazio.
Esso servirà a pubblicizzare il Regolamento. Inoltre la partecipazione di Sindaca e Assessori
costituirà efficace punto di partenza d’un cammino di attivazione del Regolamento. Un cammino da
percorrere pedalando in tandem.
Raimondo Raimondi – Presidente della Consulta del Volontariato di Viterbo
(1) REGOLAMENTO SULLA COLLABORAZIONE TRA CITTADINI E AMMINISTRAZIONE PER LA CURA, LA GESTIONE CONDIVISA E LA RIGENERAZIONE DEI BENI COMUNI – Delibera: 2017/129 del 23/11/2017. Qui il testo della Delibera con un’analisi giuridico-tecnica del Regolamento: https://www.labsus.org/2018/06/viterbo-ha-approvato-il-proprio-regolamento-per-l’amministrazione-condivisa/
(2) Il regolamento è incardinato sull’art. 118 della Costituzione che prescrive che le Istituzioni devono favorire “l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli o associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale”, indicando così la strada per attuare il mandato dell’art. 3 della Costituzione che dà alla Repubblica il compito di “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.
(3) Si veda: R. A. Albanese, E. Michelazzo, Manuale di diritto dei beni comuni urbani
http://www.comune.torino.it/benicomuni/bm~doc/manuale-diritto-beni-comuni_unito.pdf
(4) Si veda https://www.lavoro.gov.it/temi-e-priorita-poverta-ed-esclusione-sociale/focus/piano-nazionale- interventi-e-servizi-sociali in particolare pagg. 5-6(5) “Non basta una buona normativa, per quanto aperta e adattabile possa essere. Seguendo anche su questo l’esempio del Regolamento di cui si è detto, va creata una mobilitazione costante, diffusa e trasversale, alleando terzo settore, movimenti, politica, media e mondo della ricerca. Ci devono essere cioè delle campagne di attivazione di prossimità per proporre pratiche collaborative attorno ad ogni scuola, biblioteca, spazio civico sociale e culturale.” (E. Manzini, M. D’Alena, Fare assieme, EGEA, 2024)
(6) https://www.la7.it/otto-e-mezzo/video/roma-fa-schifo-ma-qualcosa-si-puo-fare-06-06-2023-
489026?fbclid=IwAR2-9hXzHxw5ePGZwqjiei5oPV9YEjfWmnjtn809CgRcISMCxsjdpv7Ts1E
